ODORE DI BRIGANTAGGIO (fotografie, scultura di marmo legno acciaio tessuto, sculture porcellana)

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“Odore di brigantaggio”, così in Italia la Guardia Nazionale post unitaria censiva chi era sospettato di avere contatti con i briganti. A Guilmi leggenda narra di un filo tra due costoni fronteggianti, attraverso il quale i paesani si passavano lievito madre ed altro. Partendo da questa immagine ho sviluppato un lavoro sulla contemporaneità. Alcuni dei problemi sociali del sud Italia post unitario che portarono le persone per scelta politica o per disperazione a far vita da briganti, sono le stesse che costrinsero la gente nei decenni successivi e fino ad oggi a scelte di fuga, di margine e di illegalità.  In piazza le donne di Guilmi hanno preparato a mano gli spaghetti alla chitarra, un filo della memoria, testimonianza di una storia e il suo presente. Simultaneamente ho prodotto spaghetti alla chitarra di pasta di porcellana su cui ho inciso parte dei racconti dei paesani, raccolti nei giorni della residenza da un collaboratore antropologo. Durante la passeggiata ecologica i partecipanti sono stati stimolati alla raccolta di alimenti commestibili selvatici. Messo in campo il sapere locale il risultato è stato una raccolta corale copiosa di erbe, funghi, frutti, fiori e radici, selvatici e commestibili oltre che saldare un legame generazionale. Il piatto servito al pubblico del Guilmi Art Project, spaghetti alla chitarra con condimento selvatico, evoca l’incontro tra il domestico legale ed il selvatico proprio della vita dei briganti,  appunto “odore di brigantaggio”.

 

 

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testo critico

Odor di brigantaggio
di Linda di Ciano

Sorprendere.
E’ questo ciò che fanno molti artisti che giungono a Guilmi, ogni estate, ormai da qualche anno.
Rapiti dal panorama, dai colori e sopratutto dalla tranquillità del paese, ogni artista, a modo suo, cerca di rompere, di smentire quei pregiudizi che sono tipici di un paesino di montagna, di circa 400 anime.
Durante l’estate appena trascorsa, i guilmesi, di cose “strane” ne hanno viste un bel po’, ma forse questo progetto di cui vi sto per parlare è quello che al principio ha destato più scetticismo.

Odor di brigantaggio così lo ha chiamato il suo ideatore Andrea d’Amore.
Per molti è stato un semplice rinfresco all’aperto a conclusione degli eventi di GuilmiArtProject 2014, ma in realtà il progetto parte da molto lontano.
L’idea principale è stata quella di ricreare un filo della memoria che lega il passato ed il presente ed è nata da una leggenda locale che Andrea d’Amore ha sentito raccontare al momento del suo primo arrivo a Guilmi, durante una ricognizione in primavera. Questa narra di una corda tra due costoni fronteggianti, attraverso la quale i paesani si scambiavano lievito madre ed altro. L’artista ha immaginato questo filo come un lungo spaghetto tra i due colli, le cui comunità di abitanti, si sarebbero riunite tramite la preparazione e poi la consumazione del cibo. Spaghetto dopo spaghetto, richiamando un’immagine leggendaria, Andrea d’Amore è riuscito a rievocare il passato, sviluppando un lavoro sulla contemporaneità.
Attraverso un piatto molto rustico, fatto di pasta fresca e erbe selvatiche, l’artista toscano ha voluto rendere  il contatto/contrasto tra la vita domestica (gli spaghetti fatti in casa), e quella nascosta dei briganti, (la salsa composta di erbe e verdure raccolte nel bosco).
I briganti sono sempre stati descritti come uomini rozzi ed ostili, raramente come uomini rivoluzionari. Per lungo tempo hanno abitato le montagne e i boschi abruzzesi. Non a caso, infatti, la preparazione del piatto è cominciata proprio tra la selva guilmese, durante la tradizionale “Passeggiata ecologica”, dove Andrea, con l’aiuto speciale di altri “esperti” guilmesi, tra cui Ernesto, ha raccolto varie erbe tipiche della zona, come la cicoria, la borragine, la bieta, ma anche funghi, fiori e radici commestibili.
Successivamente, con la collaborazione di Angelo Racciatti, un ragazzo del paese appassionato di cucina, da poco specializzatosi all’Istituto Alberghiero di Villa Santa Maria, Andrea ha indossato i panni dello chef e ha preparato due salse: la prima composta da basilico, formaggio locale ed olio extra vergine di oliva; la seconda fatta con verdure ed erbe commestibili, lessate, frullate e poi addensate con Roux biondo (composto di olio e farina).
La preparazione della pasta, invece, è stata affidata a Dina e Floriana, due energiche signore di Guilmi, che la mattina del 12 agosto, si sono messe a lavoro in piazza, e, come se fossero le protagoniste di una performance teatrale, hanno realizzato pubblicamente gli spaghetti alla chitarra che avrebbero completato l’opera di Andrea d’Amore.
Simultaneamente, quest’ultimo, con l’aiuto di alcuni bambini, ha creato degli spaghetti, fatti però di porcellana, su cui poi ha inciso delle storie popolari, raccolte nei giorni precedenti nel paese, da un antropologo.
La sera del 13 agosto, dopo aver assistito alla presentazione del progetto di Juan Pablo Macías, stanchi ed affamati, si poteva finalmente andare a gustare l’opera di Andrea d’Amore, di cui in paese si parlava da giorni. Ma le sorprese per i guilmesi, non erano ancora finite! Gli spaghetti, conditi con le salse, sono stati infatti serviti all’interno di una cialda fatta di legumi (tipica dello Sri Lanka), senza il supporto né di piatti né di posate, così da essere costretti a mangiare l’intera pietanza con le mani.
Tutto questo per richiamare ancora una volta le abitudini dei briganti e non spezzare quel filo della memoria che Andrea ha voluto ricreare.
Così, davanti ad un piatto apparentemente semplice e banale, ma di elaborazione articolata e corale, il passato si è confuso con il presente, lasciando però nell’animo di ogni partecipante un pizzico di nostalgia e riflessione, soprattutto rispetto a problematiche antiche che il piatto ha di proposito voluto rievocare e che sono presenti ancora oggi.

Odor di brigantaggio di Andrea d’Amore ha attivato innumerevoli collaborazioni tra i guilmesi e gli ospiti arrivati da altrove. In questo è stato il coronamento perfetto di un’edizione di GAP all’insegna della completa integrazione tra il paese e le attività della residenza. Ancora una volta la “passeggiata ecologica” è stata occasione d’incontri di persone, di scambi d’idee e saperi, dove, anche tramite il coordinamento della proloco e di Agostino di Ciano in particolare, si è potuto tessere lo schema di ogni scansione del progetto. Le persone riportate nell’articolo sono solo alcune dei tasselli fondamentali di Odor di Brigantaggio.

https://guilmiartproject.wordpress.com/effetti-collaterali-1/2014-2/odor-di-brigantaggio/

 

_En

“In odour of brigandage” was the Italian post-unitary National Guard’s verbiage used to record supposed bandit hookups. In Guilmi legend has it that villagers exchanged yeast and whatnot through a rope positioned between two facing ridges. Starting with this image I developed a work on contemporaneity. Some of the social problems experienced in post-unitary southern Italy – that led to brigandage out of a political choice or out of desperation – are the same social problems that have forced people throughout decades and to this day to embark on paths of escapism, marginality and lawlessness. Guilmi’s women manually created homemade spaghetti in the city’s square, a thread of memory, proof of a certain history and its present. As this went on, I produced homemade spaghetti of porcelain paste on which I recorded some of the villager’s stories gathered by an anthropologist collaborator during the days of our visit. During the ecological walk the participants were stimulated to collect wild edible foods. Guided by local knowledge, the walk wound up being a choral profuse collection of herbs, mushrooms, fruits, flowers and roots, wild and edible as well as combining a generational bond. The dish that was served to the audience of the Guilmi Art Project’s, homemade spaghetti with wild relish, evokes the encounter between the domestic legality and the wildness that characterised bandit life, indeed “In odour of brigandage.”

_critical text

To surprise.
For several years now, every summer the Italian village of Guilmi houses many artists whose act is to surprise. Enraptured by the country’s landscape, colours and especially by its calm, every artist, in his own way, tries to fracture and belie the traditional preconceptions of a mountain village inhabited by 400 souls.
Last summer, the inhabitants of Guilmi witnessed a lot of “strange” things, although a certain amount of skepticism was raised by the project I am about to describe: Odour of brigandage – this is how it was baptized by its creator Andrea d’Amore.
Many conceived it as a simple outdoor refreshment at the end of GuilmiArtProject 2014’s events, but in reality the project has much deeper roots and meaning.
The main idea – to recreate a memory thread connecting past and present – came from a local legend that Andrea d’Amore heard during his first reconnaissance visit to Guilmi, in spring. According to this legend villagers exchanged yeast and whatnot through a  rope positioned between two facing ridges. The artist pictured this rope like a long strand of spaghetti positioned between the hills, whose community’s inhabitants would meet through the preparation and consumption of food. Spaghetti after spaghetti, recalling a legendary image, Andrea d’Amore was able to retrace the past by developing a work on contemporaneity.
Through a very rustic dish, made of fresh pasta and wild herbs, the Tuscan artist wanted to express the contact / contrast between domestic life (homemade spaghetti), and the secret bandit life (the relish composed of herbs and vegetables gathered in the woods).
Bandits have always been described as rude and hostile men, and have rarely been pictured as rebels. They lived for a long time in the mountains and forests of Abruzzo. The choice of starting the dish preparation in the midst of the Guilmese wilderness, during the traditional “Eco Walk”, was not at all random. During the walk Andrea, with the unique support of other Guilmi “experts”, including Ernesto, picked various typical local herbs such as chicory, borage, chard, in addition to mushrooms, flowers and edible roots.
With the support of Angelo Racciatti – a country boy and cooking enthusiast recently majored in the Catering Institute of Villa Santa Maria – Andrea donned chef’s clothes and prepared two kinds of relish: the first consisting of basil, local cheese and extra virgin olive oil; the second composed by edible vegetables and herbs that were boiled, pureed and then thickened with Blond Roux (a mixture of oil and flour).
Conversely, the pasta preparation that would complete the work of Andrea d’Amore was entrusted to two energetic Guilmi ladies – Dina and Floriana – that publicly realized homemade spaghetti in the town’s square, on the morning of August the 12th, as if they were the protagonists of a theatrical performance.
Meanwhile Andrea d’Amore, assisted by a number of children, created spaghetti – porcelain spaghetti – upon which he recorded the folk tales collected in town by an anthropologist throughout the previous days.
On the evening of August the 13th, after spectating the presentation of Juan Pablo Macías’ project, tired and hungry, the time had finally come to enjoy Andrea d’Amore’s work, that had been subject of the village’s talk for days. But the future held more surprises for the villagers of Guilmi! Sure enough the savory spaghetti were served inside a thin crisp wafer made of legume (typical of Sri Lanka) without the support of plates or cutlery, forcing the diners to eat the whole dish using nothing but their hands.
By reviving the simple habits of bandit life, Andrea D’Amore was able to maintain that memory thread that he had carefully retraced and rewoven.
Therefore a seemingly simple and common dish, developed in an articulate and choral way, confuses the dimensions of past and present and transmits a bit of nostalgia and reflection to the participant, especially in relation to the deliberate choice of recalling  problems shared by past and present times.
Odour of brigandage by Andrea d’Amore has enabled countless collaborations between the people of Guilmi and foreign guests. This was the perfect climax of an edition of GuilmiArtProject led in a spirit of complete integration between the town and the residence activities. Once again the “Eco walk” represented an opportunity to meet people, exchange ideas and knowledge. The “Eco Walk” gave us the possibility to weave the pattern of project scanning through the Pro Loco coordination and this was also possible thanks to the invaluable presence of Agostino Ciano. The people I refer to in this article are only some of the basic protagonists of Odor of brigandage.

by Linda Ciano

https://guilmiartproject.wordpress.com/effetti-collaterali-1/2014-2/odor-di-brigantaggio/

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