DIECI PASSI DALL’EROSIONE GENETICA dal 2015 in progresso

“Salvare l’umanità dall’estinzione significa biodiversità agricola. Scambiare e condividere colture, condannare la privativa della produzione, sono un atto di resistenza, di sopravvivenza”

 

 

Dal 2015 il progetto custodisce e cura il ripopolamento della patata Turchesca attraverso una collaborazione che Andrea d’Amore organizza con alcuni coltivatori sul territorio di Pesche (IS), della Fattoria Poggio di Dante in Casentino (AR), dell’Agricola C.A.C.C.A a Marzabotto (BO) e con la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Firenze. La produzione e distribuzione di una birra di patate saranno un’economia a sostegno dei coltivatori. Un viaggio percorso da d’Amore lungo tutto l’Appennino per raccogliere le diverse patate di montagna, consegnera’ alla sperimentazione in campo dei miscugli (popolazioni evolutive) una biodiversità che ibridandosi creerà nuove generazioni di patate. Il manifesto del progetto raccoglie i punti di vista di studiosi di vari ambiti disciplinari sulle problematiche che d’Amore affronta nel progetto, ovvero l’erosione genetica e la privativa della produzione.

 

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Mappa viaggio della patata Turchesca/Potato Turchesca travel map

 

Tommaso Evangelista. Quasi un manifesto.

L’operazione messa in atto da Andrea d’Amore con l’opera/azione Dieci passi dall’erosione genetica è una riflessione lucida e complessa sulla perdita di diversità genetica naturale e sullo stato delle politiche agricole viste attraverso il filtro selettivo dell’arte. Il tentativo di resistenza contro la smaterializzazione della tradizione agricola territoriale diviene forma viva e filosofia d’azione, denuncia e momento di sintesi affinché una specie rara, rivitalizzata attraverso un processo di strutturazione analitica del senso, sia capace di creare nuova ricchezza, quindi sviluppi economici, ma soprattutto comunità, ovvero differenti dinamiche relazionali e sociali. Si è partiti da un preciso contesto geografico, il paese di Pesche in provincia di Isernia, e da una specifica varietà orticola, la patata Turchesca rinvenuta dall’artista sul territorio durante perlustrazioni, indagini e incontri. Il termine Turchesca, sinonimo di straniera e forestiera, ben si sposa con l’idea dell’opera intesa quale viaggio dinamico, quasi piratesco, nel cuore stesso del territorio che viene interrogato a fondo e quindi reso armonico e vitale proprio perché riconfigurato quale evento. d’Amore, dopo aver rinvenuto questa coltivazione a “Villa Argia”, il terreno di Mario, uno degli ultimi coltivatori del tubero, ha coinvolto il mastro birraio Biagio Sannino, sempre di Pesche e proprietario di un micro birrificio, col quale si è avviata la produzione di una birra di patata Turchesca: la “10 PASSI”. Dopo una prima produzione intesa quale tiratura limitata di pezzi unici d’artista, che si svolgerà presumibilmente attraverso due annate, la commercializzazione garantirà il ripopolamento della Turchesca e la diffusione del messaggio, oltre la sua sostenibilità. Tale diffusione avviene oggi attraverso l’oggetto artistico della bottiglia, disegnata dall’artista a forma di tubero e che accoglie sulla superficie un sintetico manifesto d’azione, e in futuro attraverso una produzionedipiùampioconsumoaffinchélabirradiventi anche momento di condivisione, socializzazione e preservazione genetica. La patata, impiantata altresì in Casentino, nell’azienda agricola Fattoria Poggio Di Dante a Poppi, garantirà una produzione maggiore in modo tale da evitare ogni tentazione di brandizzazione e privativa. La struttura/ imballo che accoglie la bottiglia, inoltre, è pensata per essere un micro-orto capace di far sviluppare i semi nella terra della quale è costituita, concimati dalla carta naturale del manifesto, carta realizzata in Sri Lanka con lo sterco degli elefanti e serigrafata con pigmenti naturali. Chi acquisisce l’oggetto artistico, quindi, diventa custode dell’identità genetica ed artistica, capace a sua volta di fertilizzare la terra con le idee dell’opera (che deve far proprie prima di affidarle alla natura), di testimoniare il lavoro e diffondere il senso del messaggio. Una discussione attiva sulla biodiversità e sulla privativa della produzione dovrebbe essere uno degli obiettivi di sviluppo del progetto. L’idea che da tale momento possa nascere un evento di carattere sociale sotto forma di festa o azione conviviale, depositario di valori comunitari e agricoli, dovrebbe garantire la preservazione della varietà e la sua rifunzionalizzazione all’interno del contesto territoriale, oltre che creare uno strumento di analisi sociale. L’azione di d’Amore, che si muove tra globale- locale, sacro-profano, tradizione-evoluzione, riscopre quindi, attraverso la sua invenzione artistico/ gastronomica, il concetto di rituale poiché il rito mira alla creazione di fiducia e sicurezza ontologiche e si pone quale momento totalizzante e stabilizzante di un’intera comunità. L’azione/opera inoltre è “politica” nel senso che analizza e studia l’intera civitas e si pone su un binario parallelo, speculare ma più veritiero rispetto alla politica che dovrebbe agire sui e nei contesti, salvaguardando proprietà, varietà e imprese. In tal senso il messaggio di Dieci passi dall’erosione genetica risente anche delle idee della biopirateria secondo le quali la biodiversità, in quanto legata a sviluppi di sostentamento e sostenibilità, ha un valore autonomo e prezioso che la colloca fuori dal mercato sempre più soffocato dalle proprietà intellettuali. Il punto di partenza è la rarità e unicità della materia prima, profondamente legata al territorio ma a rischio estinzione, mentre il messaggio di fondo riguarda GM, consorzi, marchi e normative comunitarie che tendono a “civilizzare” e normalizzare le produzioni. L’esclusività del prodotto (artigianalità, eccellenza, produzione limitata, elevata qualità, piacere dell’esperienza di consumo) determina una scelta consapevole da parte dell’acquirente il quale si relaziona con un “atto artistico” che esplora tutte le potenzialità del materiale attraverso un’azione creativa e sovversiva al tempo stesso. La commercializzazione, pertanto, è una tappa fondamentale per il progetto e per la sua anima attivista poiché permette la continuità della produzione e la diffusione del senso. La preservazione genetica-estetica elimina la logica spuria della valutazione monetaria ed apre, attraverso l’estetizzazione dell’oggetto e l’esercizio attivo della sensibilità (i cinque i sensi: gustare la birra, osservare e toccare la bottiglia, ascoltarne il suono, odorare l’aroma), un immenso spazio “politico” che nega al potere di semplificare la complessità mentre determina il riverbero della memoria che vi è alle spalle. La possibilità della diversità e le infinite azioni combinatorie degli ingredienti (artistici) determinano l’affermazione della rete, la rigenerazione della rappresentazione, l’inversione del mercato, il consumo “creativo”, la possibilità della differenza. Ecco allora che la patata Turchesca è il pretesto e l’alternativa, la causa scatenante di un’azione estetica che propone soluzioni concrete alle politiche agricole commerciali, attraverso il filtro destrutturato, anarchico, dell’arte contemporanea. Lo scopo dell’artista è quello di suscitare l’”inatteso”, far vibrare la produzione agricola e considerarla non come sinonimo di prodotto bensì di astrazione e manifestazione. Psichica, scientifica, etica. È, tutto sommato, una rappresentazione simbolica e magmatica della realtà, una sua traduzione/ costruzione/ trasformazione attraverso lo scambio e il contatto di un ordine naturale con un ordine dell’essenza e dell’alternativa vitale, è il viaggio dell’artista nel tempo e negli spazi tra creatività e costruttività, è una ibridazione ovvero il riconoscimento che esperienza estetica ed esperienza scientifica (pratica) hanno entrambe un carattere fondamentalmente cognitivo, è la coscienza/ conoscenza di quell’“ecologia” la quale svela che nulla è slegato ma tutto può coesistere sia sul piano ideale della rappresentazione che nella relazione funzionale, è la differenza tra capitalismo di consumo e condivisione del consumo, orizzonte della crisi e arte del reggere, del respingere, del durare, dell’evolvere.

 

Scialuppa di Dante. Inizio del ripopolamento della patata Turchesca. Piantature e raccolti dal 2015 a oggi

 

 

 

Compost idee manifesto del progetto. La bandiera un seme che fa breccia in una maglia di catene

Il COMPOST IDEE è pensato per non essere archiviato. Per l’urgenza dei temi trattati i concetti contenuti devono essere subito recepiti per poi liquefarli nel terreno (terreno umano), per fertilizzarlo quale compost per le idee.
Serigrafia con inchiostro 100% naturale ricavato da estrazione di robbia e acacia, carta 80% sterco di elefante e 20% risone. L’idea di produrre carta con sterco di elefante e risone è di un’azienda in Sri Lanka che acquistando il materiale dai contadini gli permette di vedere l’elefante come risorsa economica sostenibile ed essere più tolleranti alle razzie dell’animale nei campi coltivati.

Scultura di pensiero realizzata con il contributo di Tommaso Evangelista, Giorgio D’Orazio, Zachary T. Androus, Andrea Calzolari, Salvatore Ceccarelli.

 

 

 

Birra di patate. Sostegno ai coltivatori e disseminazione del pensiero

 

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Bottiglie birra 10 PASSI

 

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Installazione a Villa Romana Firenze 2017

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Installazione Comune di Pesche IS

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Installazione C.A.C.C.A.

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